La comunicazione non verbale : il silenzio come strumento di comunicazione

La comunicazione non verbale : il silenzio come strumento di comunicazione

Il linguaggio non è soltanto rappresentato da quello che viene esplicitato verbalmente, ma la vera comunicazione nasce proprio dal “non detto”, da ciò che viene omesso in una comunicazione verbale. Il silenzio non significa mancanza di parole, significa sforzarsi ad andare oltre, penetrare la persona e comprendere quello che ci sta dicendo. Solo un linguaggio che prevede al suo interno un posto specifico per il silenzio è in grado di stabilire un contatto emotivo positivo con la realtà. Comunicare nel silenzio è la più grande forma di dialogo che si possa raggiungere. Il silenzio chiarisce più di ogni altra parola; ci aiuta a riflettere, a pensare, a conoscersi, a valutare, a goderci di più tutto quello che ci circonda. E’ un mezzo per arrivare alla nostra anima. E’ un mezzo per arrivare all’anima del nostro interlocutore. Il silenzio è anche un ottimo mezzo per imparare ad ascoltare: saper ascoltare è tanto difficile quanto saper parlare. Per migliorare la qualità delle nostre relazioni, per comprendere fino in fondo l’altro, ma soprattutto per comprendere principalmente noi stessi, dovremmo tacere di più e imparare a riflettere, a vedere quello che gli occhi non possono vedere e ad ascoltare quello che le nostre orecchie non possono ascoltare. Prima di approfondire il silenzio come forma di “comunicazione” con le sue elevate potenzialità dobbiamo capire in quale parte  e in quale contesto viene inserito. Il silenzio quindi ,come forma espressiva di comunicazione ,viene inserito nel contesto della comunicazione non verbale che è quella parte della comunicazione che contiene tutti gli aspetti che riguardano il linguaggio del corpo, ovvero la comunicazione non parlata tra individui . Si considera questo tipo di comunicazione universalmente comprensibile, al punto tale che può superare le barriere linguistiche. In una comunicazione faccia a faccia utilizziamo: espressione del viso, contatto visivo ,la gesticolazione, postura, tatto e comportamento spaziale o prossemica. Alcuni studi hanno mostrato che ciò che viene percepito in un messaggio vocale , ed emettendo il messaggio ma esprimendone uno diverso con il linguaggio del corpo, si può’ suddividere come segue:

  •  Movimenti del corpo (soprattutto espressioni facciali) 55%
  •  Aspetto vocale (volume, tono, ritmo) 38%
  •  Aspetto verbale (parole) 7%

L’efficacia di un messaggio come abbiamo visto dipende solo in minima parte dal significato delle parole , e il modo in cui il messaggio viene percepito è parecchio influenzato dai fattori della comunicazione non verbale. Quest’ultima è tutto ciò che non è “parole”. Si può parlare, in generale, di linguaggio del corpo, ma anche il tono di voce, le pause nella conversazione, la distanza tra le persone, il modo di vestirsi e tanti altri aspetti  rientrano nella comunicazione non verbale. Cosa esprime la comunicazione non verbale? La comunicazione non verbale esprime sostanzialmente le nostre emozioni ed il rapporto che si vuole avere con l’altra persona ad un livello emotivo profondo. La comunicazione verbale, invece, esprime contenuti e fatti ed il tipo di relazione che si vuole assumere esplicitamente con l’interlocutore. Le caratteristiche di una comunicazione non verbale La comunicazione non verbale è più rapida, meno consapevole e meno controllabile della comunicazione verbale. Le reazioni non verbali ad una determinata situazione tendono ad essere immediate e ad avvengono spesso irrazionalmente. Di conseguenza, non siamo consapevoli del significato delle nostre espressioni non verbali. La comunicazione non verbale intrinseca nell’individuo, quella verbale bisogna apprenderla. Per esempio, l’espressione e la comprensione delle emozioni attraverso la mimica facciale sono capacità già presenti in bambini di pochi mesi. La comunicazione non verbale è difficilmente controllabile, anche perché il suo significato è spesso inconsapevole. Tuttavia, se ci rendiamo conto del senso di alcuni atteggiamenti, possiamo, controllarli ed anche modificarli. Tentare di controllare la comunicazione non verbale, tuttavia può essere “pericolo”, perché può, in alcuni casi, dare una sensazione di essere “falsi” in chi ci osserva. In generale è più semplice controllare positivamente la distanza interpersonale, il contatto fisico, la direzione dello sguardo, le pause, l’abbigliamento e l’arredamento. Più difficile è il  controllo dei gesti, della posizione del corpo, la mimica facciale ed il tono della voce. E’ invece quasi impossibile controllare le reazioni fisiologiche, sulle quali si basa, infatti, la “macchina della verità”. Le regole fondamentali della comunicazione non verbale. Non si può non comunicare perché ogni comportamento è una comunicazione verso gli altri. Ogni comunicazione contiene un aspetto di contenuto e uno di relazione. Attraverso la comunicazione, non si esprimono soltanto dati e fatti, ma anche modi di interazione. Si comunica sia attraverso il linguaggio , sia attraverso il corpo. Queste due modalità comunicative esprimono diverse risposte del soggetto. Il linguaggio esprime la reazione razionale ad un fatto, il corpo la parte istintiva. Una curiosità… E’ stato sperimentalmente dimostrato che la comunicazione non verbale non è in grado soltanto di esprimere emozioni ma anche di indurle. In altre parole, se si inizia a sorridere, a meno che non si abbiano gravi motivi per essere tristi, dopo qualche minuto ci si sente davvero un po’ più allegri e si interpretano gli eventi in modo più positivo. E se c’è differenza tra comunicazione verbale e non verbale? Le reazioni non verbali possono essere diverse, anche del tutto opposte rispetto alla valutazione più  razionale dell’evento e a ciò che viene espresso a livello verbale. In questo caso, sarà la comunicazione non verbale predominerà e a darà un  significato delle parole, che potranno, per esempio, assumere un tono ironico, o non congruente con quello che viene detto. Elementi della comunicazione non verbale: tono della voce. Il tono della voce fornisce importanti indicazioni su come deve essere interpretata la comunicazione. Può essere interrogativo, ironico, sarcastico, aggressivo… In generale, sarebbe auspicabile evitare di utilizzare ironia o sarcasmo con persone, che possono facilmente sentirsi svalutate o prese di mira. Mimica facciale Il volto è fondamentale per la trasmissione di comunicazioni non verbali, senza le quali un’interazione risulta fredda e distaccata. Per questo motivo è bene guardare sempre il volto del nostro interlocutore. Esistono particolari configurazioni facciali riconducibili ad alcune emozioni primarie. Queste configurazioni sembrano essere innate ed indipendenti dalla cultura. Le emozioni primarie generalmente riconosciute sono felicità, sorpresa, paura, tristezza, rabbia, disgusto. Direzione dello sguardo. E’ sempre bene guardare negli occhi il proprio interlocutore. Evitare lo sguardo può essere segno di disinteresse, di timidezza e chiusura o di rifiuto della relazione come ad esempio per paura nei confronti dell’interlocutore o per vergogna rispetto al discorso che si sta affrontando. Guardare insistentemente una persona negli occhi, soprattutto se ciò viene fatto restando per lunghi momenti in silenzio, crea ansia e disagio nell’interlocutore. E’ utile comunque cercare sempre il contatto visivo, non prolungato ma frequente. E’ infatti innegabile come un semplice sguardo possa comunicarci moltissimo anche se  è difficile interpretare queste intuizioni: per farlo avremmo bisogno di un “dizionario dello sguardo“. I risultati di alcune ricerche individuarono modelli di movimento oculari. Ad esempio Robert Dilts nel 1977  eseguì dei test facendo alcune domande su un campione di individui. Utilizzò degli elettrodi per tracciare sia i movimenti oculari che le onde celebrali, per collegare il movimento degli occhi con particolari processi cognitivi (visivo,auditivo,cinestesico) Alle persone venivano proposte domande legate alla stimolazione della vista, del gusto, dell’udito per coinvolgere sia la memoria (processata dall’emisfero non dominante) che l’interpretazione (processata dall’emisfero dominante) I risultati di queste ricerche individuarono modelli di movimento oculari. Gesti. I gesti delle mani possono avere significati diversi . I gesti non rivolti verso il proprio corpo servono per sottolineare la comunicazione verbale e hanno valenza oratoria. Sono generalmente attuati consapevolmente per cercare il consenso dell’interlocutore e sono quindi essere utili per attirare l’attenzione .Le dita delle mani che si toccano solo sui polpastrelli indicano di solito un atteggiamento oratorio con valenza generalmente positiva, I gesti che implicano il toccare del proprio corpo, quali grattarsi, giocherellare con dita, anelli, collane, indicano invece, generalmente, imbarazzo e sono inconsapevoli. In particolare, il bisogno di grattarsi può essere dovuto alla vasodilatazione provocata dall’attivazione emozionale e le dita delle mani intrecciate possono segnalare disagio o ostilità. In linea di massima, una persona che utilizzi gesti rivolti verso il proprio corpo può apparire impacciato ed in difficoltà di fronte al proprio interlocutore. Pause nella comunicazione. I silenzi sono generalmente fonte di imbarazzo in una conversazione. Dobbiamo imparare a distinguere tra il silenzio dovuto ad un momento di riflessione e  il silenzio che intende comunicare qualcosa ed il silenzio che indica, invece la chiusura della comunicazione. Il primo deve essere tollerato, il secondo è utilizzato spesso come richiesta d’aiuto, mentre l’ultimo deve segnala un problema relazionale . Utili indicatori per interpretare un silenzio si possono ricavare dalla comunicazione non verbale. Stare in silenzio qualche attimo durante la conversazione può inoltre servire a richiamare l’attenzione su alcuni concetti fondamentali. L’ascolto passivo: è il momento di silenzio interiore (e possibilmente anche esteriore), di chi è in ascolto. Ascoltare in silenzio permette all’altro di esporre senza essere interrotto. È così che percepisce l’attenzione che gli viene rivolta. Inoltre questa fase permette a chi ascolta di entrare in contatto anche con le proprie emozioni e di distinguere ciò che gli appartiene da ciò che appartiene al suo interlocutore.

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